Libri in bottega Alcuni dei prodotti esposti nella bottega Centosei/novantasei di Foggia

La rassegna “Libri in bottega” organizzata a Foggia da Centonove/novantasei contiene due parole che hanno in sé «qualcosa di nuovo, anzi d’antico», per citare L’aquilone di Giovanni Pascoli. E se il poeta si riferiva al ciclo delle stagioni che, nonostante il loro costante ritorno, ci appaiono sempre come fosse la prima volta, con il libro accade lo stesso. Da quando è stato inventato, non ha mai smesso di stupirci, di suscitare in noi emozioni altrimenti difficili da sperimentare. Non ha mai smesso di essere nuovo e antico insieme. La parola “bottega”, al confronto, è invecchiata più velocemente. Oggi conserva un alone austero a dispetto delle umili origini a cui l’etimologia rimanda, cioè ripostiglio o magazzino.

La sua “novità” semmai risiede in un uso spesso metaforico che allude a mestieri scomparsi e a luoghi che non esistono più. Come nel caso, appunto, della bottega Centonove/novantasei promossa dal consorzio di cooperative sociali Oltre.

Girando tra gli scaffali di Centonove/novantasei

Il nome della bottega si ispira alla legge 109/96 che prevede il riuso sociale dei beni confiscati alla mafia. Inaugurata circa due anni fa nella Capitanata come spazio in cui si offrono prodotti liberati dalla criminalità organizzata, è diventato sin dall’inizio anche un avamposto culturale nel quale promuovere diverse iniziative tra cui la rassegna “Libri in bottega”. Ma la sua caratteristica di negozio con una vocazione artigianale autentica – che in fondo è il significato odierno di bottega – si capisce entrando.

Al suo interno ad esempio c’è il caffè realizzato dalle detenute della Casa circondariale femminile di Pozzuoli. Ci sono i vini che arrivano dai terreni sequestrati alla malavita nelle campagne di Cerignola. Oppure i taralli, frutto del lavoro dei ragazzi detenuti ed ex-detenuti coinvolti dalla Diocesi di Andria. O, ancora, i frollini preparati dai giovani che frequentano il laboratorio di prodotti da forno nel carcere minorile Malaspina di Palermo. E c’è anche un olio extravergine d’oliva il cui intero ciclo di produzione coinvolge persone con problemi di salute mentale.

Un avamposto in cui cultura e sapori si incontrano

Tutto quello che Centonove/novantasei commercializza è stato fatto con l’aiuto di associazioni e cooperative impegnate sui temi della giustizia sociale, dell’inclusione lavorativa e delle produzioni solidali. Oltre a quanto citato prima, si possono trovare liquori, paté di cima di rapa, melanzane sott’olio, passate di pomodoro, tè, tisane, olive, ceci ecc. Senza dimenticare i libri. Perché Centonove/novantasei è una sorta di zona franca in cui cultura e sapori si incontrano e, in virtù dell’efficacia della legge 109/96, restituisce alla collettività le ricchezze e i patrimoni sottratti alle organizzazioni criminali favorendone un riutilizzo pubblico e sociale. A cominciare da quei terreni che, tramite l’agricoltura, diventano un’occasione di inserimento lavorativo per molti utenti che provengono da situazioni di disagio.

«Abbiamo deciso di aprire nel centro, nel cuore della città, per diventare punto di riferimento sulle tematiche della giustizia socialedice Antonio Cocco, direttore del consorzio di cooperative sociali Oltre -. E vogliamo farlo attraverso la varietà dei prodotti presenti sugli scaffali e con un programma di eventi che mira a far conoscere testimonianze, buone prassi, economie sostenibili e circolari, per avviare un processo di riflessione e di contaminazione positiva nelle nostre comunità».

Tra i libri in bottega c’è anche «La strada Miriam»

Locandina Miriam FoggiaIl 18 aprile 2024 sarò ospite di Centonove/novantasei con il mio romanzo La strada di Miriam, edito da Scatole Parlanti. La bottega ha scelto il libro, che cerca di mantenere vivo il ricordo doloroso di un periodo che ha segnato ognuno di noi, perché ribadisce l’importanza di tenere viva la memoria, i legami, le relazioni. Le sole cose che aiutano a superare i momenti di maggiore fragilità e solitudine. C’è un nesso perciò tra gli scopi della realtà foggiana e quello che nelle pagine del romanzo viene raccontato da Miriam, la protagonista, nel suo peregrinare lungo la Penisola da Milano fino a una zona dell’Italia dietro i cui nomi fittizi è facile riconoscere il Salento. Ambientata nel 2020, l’annus horribilis della pandemia, la storia si può considerare simile a quella vissuta da tante vittime delle mafie.

Non a caso il cognome di Miriam è Fonte, come tributo a Renata Fonte, uccisa il 31 marzo 1984 da due sicari a Nardò, il Comune in provincia di Lecce di cui era assessore. È anche grazie alla sua testimonianza e al suo sacrificio se esperienze come quella di Centonove/novantasei hanno potuto costruire una vera alternativa a un ingranaggio malavitoso che intossica la Puglia e non solo.

L’appuntamento è per giovedì 18 aprile alle 18.30 nei locali della Centonove/novantasei in Piazza Cavour 3 a Foggia


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