Un frame del film Dune – Parte 2 di Denis Villeneuve

Se è vero che i film Dune 1 e 2 del regista canadese Denis Villeneuve sono particolarmente fedeli all’omonimo romanzo scritto da Frank Herbert, allora significa che il ritratto del messia presente soprattutto in Dune parte 2 è identico a quello tracciato da Herbert. Un ritratto talmente importante che Villeneuve sta pensando di realizzare un terzo episodio che si ispira proprio al Messia di Dune, il secondo romanzo della saga creata dall’autore statunitense. Non è la prima pellicola che mette al centro la figura di un “eletto” né, presumibilmente, sarà l’ultima. Soprattutto nelle opere di ambientazione fantascientifica e apocalittica, l’arrivo di un personaggio fuori dal comune è spesso un ingrediente irrinunciabile dal sapore apocalittico. Basti pensare a Neo, il protagonista della serie Matrix interpretato da Keanu Reeves. In quel caso addirittura i riferimenti associati a un messia di impianto cristologico sono espliciti, come si ricava dal nome Trinity della co-protagonista e dal titolo dell’ultimo capitolo, Matrix Resurrections.

Chi è il messia di cui parla Dune?

Il messia di Dune al contrario non attinge all’universo cristiano, quanto piuttosto a quello di matrice islamica o di alcune interpretazioni dell’ebraismo. L’attore Timothée Chalamet infatti veste i panni di Paul Atreides che diventerà Muad’dib, il maestro atteso dal popolo Fremen che abita il pianeta Arrakis, alias Dune. Si tratta di un profeta-condottiero che porterà guerra e non pace, molto distante dall’idea di un Dio-uomo che si immola per la salvezza di tutti. Idea rintracciabile persino nel Neo di Matrix, ma totalmente estranea al Muad’dib di Herbert-Villeneuve. Segno che nel millenarismo di cui Dune è intriso non c’è posto per una visione benevola dell’unto da seguire. Prevale la spada sul ramoscello d’ulivo, la virtù in battaglia sulla mitezza dell’agnello. Il che è pertinente in un ciclo epico che, da che mondo e mondo, non può fare a meno dell’eroe. Tuttavia suscita un po’ di inquietudine in un’era come la nostra che non ha ancora smesso di fare i conti con i “liberatori” del secolo scorso, divenuti ben presto dittatori, e con i tanti – troppi – autocrati di oggi.

La domanda salvifica di oggi

Di certo a nessuno verrebbe in mente, e neppure al sottoscritto, di fare la morale a una storia straordinaria come quella di Dune. Però la metafora dei libri di Herbert e delle trasposizioni cinematografiche successive, prima quella di David Lynch e adesso questa di Villeneuve, apre un quesito sul tipo di messia che i nostri tempi attendono. In apparenza, non è il momento propizio per alcun profeta. Siamo troppo moderni e smaliziati per ammettere di averne bisogno. Nella realtà, la domanda salvifica investe spesso la politica o altri aspetti della vita pubblica. A questi ambiti chiediamo sovente di risolvere i nostri problemi in maniera definitiva. Di darci risposte, una volta per tutte, su svariate questioni che vanno dalla salute al lavoro, fino alla giustizia. Per poi rimanere delusi dalla mediocrità delle istituzioni nel venire incontro alle nostre legittime aspirazioni. È in queste circostanze che l’invocazione del Muad’dib di turno, incarnato dal leader di un partito o dall’esponente di una fazione, arriva puntuale. Ma per fortuna un film come Dune ci ricorda che non tutti i messia sono uguali.


Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *