Miriam vita immaginaria Il manifesto ufficiale della Regione Puglia al Salone del Libro 2024

Ci sarà anche Miriam al Salone Internazionale del Libro di Torino che si svolgerà, come di consueto, al Lingotto Fiere dal 9 al 13 maggio 2024. Per conoscere da vicino la protagonista del mio romanzo La strada di Miriam incontrerò i lettori nello spazio riservato all’editore Scatole Parlanti (padiglione 3, stand Q127). Inoltre, sabato 11 maggio alle 10 presenterò l’opera all’interno dello stand della Regione Puglia (padiglione 2, J118-K117) insieme allo scrittore Marco Lozito.

Il tema del Salone del Libro di Torino 2024

Il tema della XXXVI edizione del Salone è “Vita immaginaria”. Annalena Benini, nuova direttrice editoriale della manifestazione, lo ha spiegato così: «La vita immaginaria muove la vita creativa, come scrive Natalia Ginzburg nel suo magnifico saggio, e a volte anticipa e indovina le vicende della vita reale. Riguarda quindi anche l’attesa di un futuro che possiamo costruire attraverso la letteratura, il cinema, l’arte, le parole scritte e le voci alle quali dedichiamo la nostra speciale attenzione. Anche la nostra segreta devozione e le nostre speranze. Questo Salone è allora l’omaggio alla vita immaginaria, in tutte le sue forme: al suo modo creativo, malinconico, fiducioso e sempre nuovo di creare altri mondi e di farli incontrare, sperando perfino che qualcuno di essi possa diventare reale».

Sono nata il 13 gennaio 1998, di martedì…

Miriam fa parte a pieno titolo di questo mondo immaginario che incontra quello reale fin dal suo incipit: «Sono nata il 13 gennaio 1998, di martedì. Avrebbero potuto chiamarmi Maria, Mariella o Mari. Mi hanno chiamato Miriam». A parlare è la stessa protagonista le cui azioni si svolgono lungo la Penisola, da Milano fino a una zona dell’Italia dietro i cui nomi fittizi è facile riconoscere il Salento. Ambientato nel 2020, l’annus horribilis della pandemia, la storia si articola in momenti progressivi di cui, insieme all’io narrante, protagonista è il percorso stesso che è necessario condurre per arrivare allo scioglimento finale.

Non si tratta di una strada qualunque, perché Miriam si muove in un mondo devastato da una apocalisse dove quello che conta, nel contesto imprevedibile che ha stravolto l’ordine morale e naturale delle cose, è la memoria e il suo unico punto di positività incarnato dal nonno. Sulla strada l’incontro con altri personaggi determina un moto ad anello nel quale tutto sembra collegato e mai propaggine senza senso del disastro di un universo solo in apparenza fagocitato dal deserto.

Vita immaginaria e vita reale dopo il Covid

Il romanzo-confessione cerca di mantenere vivo il ricordo doloroso di un periodo che ha segnato chiunque. Sebbene la minaccia del Covid sembri ormai lontana, così come si è affievolita la memoria delle conseguenze drammatiche del suo contagio, è doveroso non dimenticare. Ma non c’è solo il virus tra le pagine del libro. La scelta del punto di vista affidato a una ragazza, insieme alle tante citazioni dei classici della nostra letteratura, sono un tentativo per porre le basi di un umanesimo fondato sulla cultura e sui legami significativi di cui tutti, specialmente i giovani, hanno bisogno affinché qualcosa della vita immaginaria di Miriam possa diventare reale.


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