Business continuity e cloud nel post quarantena

Mentre la Fase 2 è ormai arrivata, si cominciano a ipotizzare gli impatti che la quarantena e le restrizioni hanno avuto, e continueranno ad avere, su diversi comparti dell’economia. La spesa IT mondiale, secondo le previsioni di Gartner, nel 2020 dovrebbe ammontare a 3,4 trilioni di dollari, con un calo pari all’8% rispetto al 2019. Tutte le voci riconducibili in questo alveo, con particolare riguardo ai device (-15,5%) e ai data center (-9,7%), subiranno un ridimensionamento, poiché i CIO saranno più propensi a investire in servizi considerati mission-critical al posto delle iniziative mirate alla crescita o alla trasformazione. In questo quadro, tuttavia, l’ampio segmento del cloud risulterà essere quello meno in sofferenza. Anzi, proprio in virtù dei comportamenti innescati dal Covid-19 soprattutto sul fronte dello smart working, e di conseguenza nel mercato dei software online di audio/video conferenza e messaggistica istantanea, sono emersi tutti i limiti derivanti dai sistemi on-premises, dalla carenza di banda larga e dalla mancanza di piattaforme evolute di unified communications (UC). Limiti che, al contrario, le tecnologie cloud-based da tempo stanno provando a risolvere efficacemente. Ecco perché Gartner prevede che il cloud registrerà quasi sicuramente aumenti significativi nei suoi vari ambiti di applicazione: +19%, con punte del 24,3% per le applicazioni di videoconferenza cloud based.

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