Esempio di refuso: la corretta grafia di macchina da scrivere in inglese è typewriter.

Che scrivere abbia un valore non è una frase scontata. Soprattutto se con “valore” intendiamo la sua accezione banale, di misurabilità con un corrispettivo economico. Il lavoro dell’idraulico o quello della sarta non sono messi in dubbio. Si può discutere sull’ammontare del loro compenso, ma non sul fatto che vadano giustamente retribuiti. Scrivere, al contrario, sembra essere entrato ormai in una specie di zona franca dove vivacchia sprovvisto di chiara identità. In fondo, che ci vuole? Basta mettere insieme quattro frasi e il gioco è fatto. Non che il Web sia carente di un’offerta rigogliosa di content qualcosa, social media manager, ghost writer, giornalisti improvvisati. Anzi, questo proliferare di attività che ruotano attorno alle professioni dello scrivere è il sintomo del suo disvalore. Perché mentre si propone di far raggiungere risultati mirabolanti alle aziende con post e feed su blog e social, si lasciano per strada la grammatica e la sintassi.

Scrivere, un mestiere come l’idraulico e la sarta

Poco male, si potrebbe obiettare. A che servono ormai grammatica e sintassi? A che serve scrivere senza mettere l’accento su pò, perché è giusto po’, o sapendo che un asino non si apostrofa mai, a differenza di un’anatra? Prima o poi, vista la reiterazione di questi errori, anche l’Accademia della Crusca deciderà suo malgrado di accoglierli nelle regole d’uso della lingua italiana. Il problema, però, rimane e ha a che fare con il riconoscimento o meno del possesso di certi attrezzi del mestiere. Sì (che va sempre accentato quando indica un’affermazione), perché di mestiere si tratta. Come quello dell’idraulico o della sarta. Loro sono in grado di non fare sgocciolare un tubo o di accorciare un paio di pantaloni. Chi scrive, dal suo canto, sa quali sono le parole giuste da usare in diverse circostanze e si sforza di trovare le persone interessate a leggerle. Insomma, fa il suo mestiere.

Sul perché scrivere non è considerato un valore

Ci sono un paio di paradossi che dimostrano perché oggi scrivere non sia considerato un bene e un valore, specialmente di natura economica. Anzitutto il numero di “scrittori”, che è pari o superiore a quello dei potenziali lettori. Anche senza scomodare la crisi dell’editoria e il crollo verticale della vendita dei giornali, basta rileggere la valanga di commenti, chiacchiere, supposizioni che hanno invaso i social network durante il periodo di quarantena da coronavirus. Mai visti tanti esperti e tanti saggisti mancati, tanti reporter d’assalto come in questa occasione. Una platea dedita alla penna, dallo stile non sempre ineccepibile e con l’abitudine all’uso apodittico della monofonte. Il secondo paradosso riguarda la presenza/assenza di figure qualificate all’interno o a fianco delle imprese. Certo, quelle medio-grandi e quelle strutturate prevedono communication specialist e profili analoghi, anche se spesso con competenze più orientate al marketing che alla scrittura. Se si entra, invece, in una PMI il discorso cambia.

Le PMI e le conseguenze di una cattiva scrittura

E dire che le micro e piccole imprese in Italia rappresentano almeno il 95% del nostro intero tessuto economico. Un tessuto che adesso si trova, in gran parte, alle prese con tutte le incognite della fase 2 e con quello che accadrà nei prossimi mesi, dopo l’emergenza Covid-19. Quante di queste realtà possono vantare una risorsa capace di scrivere una lettera commerciale priva di strafalcioni? Quanti dei siti aziendali (per chi ce l’ha) ospitano presentazioni che passerebbero indenni a un esame grammaticale neanche tanto rigoroso? Eppure la scintilla per cui è normale ricorrere alle giuste abilità, se servono a coprire determinate funzioni, non scatta quando bisogna scrivere un testo, anche il più elementare. Ci si affida al primo che capita. Tanto, che ci vuole? Ne va soltanto dell’immagine dell’azienda che, se manda in giro contenuti scadenti, alimenta l’idea che i suoi prodotti o servizi non siano poi meglio di come scrive.

Scopri che cosa significa scrivere (bene) per le imprese


2 Comments

    1. Infatti, ne hai colto il senso. Nell’ironia c’è una considerazione perfino banale. Prima degli hater e delle fake news, oggi c’è un’abitudine insidiosa a prendere sempre per buona la prima notizia che passa, senza alcune verifica e senza neppure il minimo esercizio critico. Bisogna ripartire dalle basi, dalle cose semplici e umane.

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