museo vivo Prodotti tipici venduti nel museo della manifattura dei marinati di Comacchio

Che cosa sono i musei “vivi”? Il termine museo deriva dal greco mouseion, cioè luogo sacra alle Muse. Nonostante questa primogenitura così illustre, che si rifà addirittura alle figlie di Zeus protettrici delle arti e delle scienze, è innegabile che questa parola oggi tenda a essere associata a qualcosa di antico e, comunque, di non più vivo. Almeno nella gran parte dei casi si riferisce a edifici che custodiscono reperti che non appartengono all’epoca attuale.

Non fa eccezione in un certo senso il museo della manifattura dei marinati di Comacchio. Per sapere infatti come avveniva la pesca e la lavorazione dell’anguilla nelle valli attorno alla cittadina in provincia di Ferrara, bisogna per forza passare da qui e dagli ambienti che riproducono un mondo quasi scomparso. Ambienti in cui trovano posto tanti oggetti vintage i cui nomi sembrano usciti da una commedia di Dario Fo: bolaga, battana, marotta, ovoga, paradello, zorno (solo per citarne alcuni).

Chi può accendere i camini della sala dei fuochi?

Quando nel 2004 il museo è stato aperto al pubblico, in origine si era ipotizzato di piazzare dei manichini che avessero le sembianze di coloro che in passato si dedicavano a questa attività. Peccato che i manichini non sarebbero stati in grado di accendere nessuno dei 12 camini della sala dei fuochi, dove si cucinavano le anguille prima di essere marinate (lo si vede bene ad esempio nel film del 1954 La donna del fiume diretto da Mario Soldati e interpretato da Sophia Loren). L’accensione di due di questi camini si deve alla cooperativa sociale Work and Belong, a cui il Comune di Comacchio ha affidato a partire dal 2016 l’organizzazione della festa annuale dei marinati.

Oltre ad accendere i fuochi, la cooperativa è stata in grado di far rivivere la lavorazione dell’anguilla basandosi sulla ricetta che si tramanda dagli inizi del Novecento. L’ha fatto coinvolgendo “persone svantaggiate”, come recita l’articolo 4 della legge 381/91 che disciplina questa tipologia di soggetto giuridico. È in virtù di questa esperienza che il Comune, abbandonata definitivamente l’idea dei manichini, ha deciso di affidare alla cooperativa anche la gestione del museo. Adesso quanti desiderano scoprire in cosa consisteva e soprattutto in cosa consiste il processo di trasformazione dell’anguilla possono farlo al costo di un biglietto di piccolo importo.

Perché il museo dei marinati è un luogo “vivo”

Nel costo del biglietto è sempre compresa la visita guidata, che non si paga a parte. Segno che il museo dei marinati interpreta la sua funzione di luogo “vivo” non limitandosi a staccare ticket all’ingresso. Ma c’è di più. Lo store del museo propone un prodotto ittico, frutto del lavoro contemporaneo, commercializzato in scatole di latta con il lettering e la grafica tipici degli anni d’oro della manifattura delle anguille. La cooperativa, nell’affiancare le persone “svantaggiate” a rinverdire le sorti di un mestiere in via di estinzione, offre loro un’opportunità occupazionale concreta e non simbolica. Recentemente l’Istat ha certificato che nel 2023 il 22,8% della popolazione italiana era a rischio di povertà o esclusione sociale. Il che significa che lo “svantaggio” non è più una dimensione marginale, ma ci appartiene profondamente.

Alla luce delle oscillazioni economiche e geopolitiche degli ultimi anni, nessuno di noi si può sentire immune rispetto al rischio della povertà o dell’esclusione sociale. I comacchiesi lo sanno bene, visto che nel dopoguerra è stata la loro capacità e il loro ingegno nella pesca e nella trasformazione dell’anguilla a riscattarli da una situazione di grave indigenza. La cooperativa Work and Belong ce lo ricorda nei fatti, rendendo vivo uno spazio che altrimenti sarebbe stato destinato a conservare soltanto la memoria di qualcosa che non esiste più. Sarebbero stati sufficienti dei manichini per ottenere questo obiettivo, ma servono invece degli uomini a far capire che il passato può diventare un’occasione proficua anche per il presente. Occorrono, in sostanza, dei musei “vivi”. Proprio come quello dei marinati di Comacchio.


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